E rieccomi di nuovo, sempre con poco tempo da dedicare al blog (e alla cucina) e sempre senza un portatile…
Qualche aggiornamento da fare comunque c’è, e spero di farlo prima di dimenticarmi le ricette.
Per oggi vi ripropongo il
riso venere di cui abbiamo parlato un po’ di tempo fa. La proposta di oggi è decisamente più estiva della precedente, quindi vi pregherei di fingere che l’estate sia arrivata e che non stia piovendo da un mese.
Gli ingredienti sono semplicemente il riso venere e un po’ di verdurine di stagione. Io ho usato dei rapanelli e
daikon tagliati a fettine e della rucola, uniti a zucchine e carote scottate in padella con un filo d’olio d’oliva. Lessate a parte il riso, scolatelo e fatelo raffreddare prima di unirlo alle verdure. Condite con olio e, se lo gradite, un goccio di limone (o la scorza di un limnone grattugiata).

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Eccomi di ritorno. Per quei pochi che se lo saranno chiesto, la mia brillante carriera di food-blogger è stata bruscamente frenata dagli impegni lavorativi e dalla rottura del portatile (che ha ridotto notevolmente i miei diversi diversivi sul luogo di lavoro). Va segnalata anche un’apertura al macrobiotico forzatamente introdotta nella mia cucina, della quale vi parlerò in seguito, forse…
La ricetta di oggi è tipica della cucina pavese di questa stagione. Gli urtìš, infatti, sono facilmente reperibili proprio in questo periodo. I suddetti urtìš (o vërtiš) non sarebbero altro che i germogli del luppolo, lo stesso
humulus lupulus che si usa per fare la birra e che cresce spontaneamente dalle nostre parti, soprattutto sulle rive dei fossi. Secondo il libro “
Piante spontanee in cucina” che mi è stato recentemente regalato l’infuso di fiori di luppolo seda l’ansia e cura le perdite di appetito.
Tornando alle cime, queste vengono usate in cucina per fare risi e risotti, frittate oppure cotte al burro.
Per il risotto si procede come sempre: soffriggete la cipolla tritata in olio d’oliva, unite gli urtìš e cuoceteli per qualche minuto. Aggiungete quindi il riso, fatelo tostare e sfumate con un bicchiere di vino bianco (inutile dire che ci vorrebbe un bel bianco dell’
Oltrepò). Cuocete il risotto aggiungendo brodo di verdura e, a fine cottura, mantecate con burro, parmigiano e prezzemolo e servite dopo averlo lasciato riposare un paio di minuti.

Sperando di rifarmi vivo prima dell’estate, vi lascio alla ricerca dei germogli di luppolo…
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February 20th, 2008 · 3 Comments
Prima che l’inverno finisca del tutto (anche se ultimamente le temperature sono tornate a livelli glaciali) vi propongo una ricetta a base di verza, tipica della cucina pavese.
Il ripieno degli involtini può essere variato a piacere, per esempio sostituendo il pane grattuggiato con del pane bagnato nel latte, oppure si potrebbe aggiungere del riso.
Ingredienti:
- una foglia di verza per ogni involtino
- carne trita di suino o bovino (o tutti e due)
- cipolla
- un uovo
- parmigiano
- pan grattato
- sale, pepe e olio
Difficoltà: media - fare involtini con un bell’aspetto senza rompere le foglie di verza non è semplicissimo
Tempo: un’ora, ma dipende da quanti ne volete fare e quanto siete bravi
Fate sbollentare le foglie di verza per uno o due minuti in abbondante acqua leggermente salata. Appena tolte dall’acqua bollente immergetele in acqua fredda per fermare la cottura e asciugatele con un canovaccio. Nel frattempo preparate il ripieno. In una padella fate scaldare un filo d’olio e stufate della cipolla tritata. Aggiungete la carne macinata (io ho messo anche un po’ di salsiccia) e fate cuocere a fuoco lento, salate e pepate. Quando la carne sarà cotta fate scolare dall’eventuale acqua che si forma in cottura e mettetela in una terrina in cui unirete l’uovo, il parmigiano e il pan grattato. Cercate di ottenerre un composto abbastanza asciutto.
Stendete una foglia di verza su un tagliere e mettete al centro una noce di ripieno non troppo grande. Arrotolate l’involtino e chiudetelo con dello spago da cucina. Per non rompere la foglia vi consiglio di arrotolare prima lungo la nervatura, per poi richiudere all’interno le estremità.
Gli involtini possono essere consumati subito oppure conservati in frigo per qualche giorno. Quando deciderete che è tempo di mangiarli metteteli in una teglia con dei fiocchi di burro e scaldateli in forno a 180°C per 5-10 minuti. Si possono scaldare anche in padella o al microonde. Prima di servirli togliete lo spago: se siete stati bravi l’involtino manterrà la sua forma e potrà essere impiattato senza essere legato come un salame.

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February 7th, 2008 · 1 Comment
Il riso venere è noto anche con il nome di riso dell’imperatore o riso proibito, dato che in Cina pare che fosse riservato alle tavole dei nobili. Da qualche anno il riso Venere è arrivato anche da noi: maggiori dettagli li potete trovare
qui.
Recentemente la mia nobiltà d’animo (non ridete, sto cercando di dare un tocco altisonante al post!) è stata premiata con una confezione di questo riso. Essendo un riso integrale richiede una cottura molto lunga: 40-45 minuti in acqua bollente. L’acqua di cottura assume un particolare colore viola, ma non c’è da spaventarsi. Il riso rimane al dente anche dopo questa lunga cottura ed è molto aromatico, quindi secondo me si presta ad essere condito in modo semplice.
Io l’ho condito con un po’ di burro e saltato in padella con delle verdure che avevo fatto leggermente stufare: cipolla, radicchio e rapa a fettine. Per impiattare ho voluto sperimentare una cosa che ho visto fare alla Prova del Cuoco. Prendete una crespella e datele la forma a cestino usando una ciotolina rovesciata. Passatela due minuti nel microonde a piena potenza: la crespella si secca e otterrete un croccante cestino in cui servire il riso.

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January 25th, 2008 · 1 Comment
Dopo la
torta apple di ieri, non poteva mancare una controoffensiva open source. Vitolani mi segnala prontamente delle graziose creazioni di appassionati di Linux (
Ubuntu per la precisione) che si cimentano con la pasticceria.

A questo
indirizzo potete ammirare le creazioni dei fan del pinguino. E’ ufficialmente aperta la caccia alla torta di Windows Vista…
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January 24th, 2008 · 9 Comments
A quanto pare anche i nerd (o geek, secchioni, ingegneri, non stiamo a sottilizzare sui termini) si sposano e si fanno confezionare sontuose torte di matrimonio. E’ inutile sottolineare che lo fanno a modo loro:

Questa ed altre amenità simili sul divertentissimo
2spare.com
Edit: a quanto pare le
torte della apple vanno di moda anche in Italia.
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La “nuova” Cucina di Via Pecchio sta cercando di farsi largo nel difficile mondo del web e, curiosando tra vari aggregatori, mi sono imbattuto in questo nuovo network:
MondoCibo. Si tratta di un aggregatore che raccoglie ricette e notizie da tutti i foodblog italiani. E’ una community nata da poco, ma sembra molto promettente, dategli un’occhiata (tra breve dovreste vedere anche i miei post su
MondoCibo, o almeno spero!).

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January 20th, 2008 · 3 Comments
Ricetta veloce della domenica: una variante del classicissimo aglio, olio e peperoncino. Ricetta veloce ma molto gustosa, ideale per gli amanti del piccante e delle spaghettate di mezzanotte.
Ingredienti:
- Pasta (quella che preferite)
- Aglio
- Olio extravergine di oliva
-
‘Nduja
Difficoltà: facilissima
Tempo: il tempo di cuocere una pasta
Non credo che questa ricetta necessiti di molte istruzioni. Fate cuocere la pasta in abbondante acqua salata. L’aglio e olio tradizionale chiama lo spaghetto, ma devo ammettere che questa anche col fusillo rende moltissimo: ve lo dice uno che non ama particolarmente i fusilli. Mentre cuoce la pasta scaldate l’olio in una padella e soffriggete l’aglio. A me piace tagliato a fettine molto sottili e fatto soffriggere lentamente, senza farlo bruciare. Aggiungete la ‘nduja a pezzetti e fatela sciogliere a fiamma bassa. Scolate la pasta al dente e saltatela rapidamente nella padelle per amalgamare il condimento. Servite, secondo me, rigorosamente senza formaggio.

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January 17th, 2008 · 2 Comments
Eccomi qua, per il primo post dell’anno nuovo sul dominio nuovo. Giusto per segnalare che sono ancora vivo e che i lavori proseguono a ritmi come sempre molto lenti. Un sacco di cose sono ancora da sistemare (per esempio i link delle pagine in alto, che sono tutti rotti), ma il nuovo blog inizia a prendere forma. Alla vostra destra potete ammirare la barra laterale con i link degli amici di Via Pecchio: tra questi non posso esimermi dal ringraziare
Vitolani e
Pamelli che mi hanno aiutato nel trasloco. Sempre alla vostra destra potete trovare il megabottone del
feed, anche lui in una nuova e più evoluta versione: iscrivetevi!
Tornando a parlare di cibo, nelle vacanze mi sono concesso un breve ma piacevolissimo soggiorno a Roma e ne ho approfittato per andare a caccia di gustosi pranzi e cene. Per togliermi l’imbarazzo e il rischio della scelta, mi sono affidato ad una fonte sicura:
il Cavoletto di Bruxelles. E’ inutile dire che sono veramente contento di aver seguito i consigli: per la prima volta ho avuto il piacere di mangiare in un vero
ristorante cinese e in una tradizionalissima trattoria romana
dalla signora Ada.
Sempre la suddetta Cavoletto consiglia anche un
kebab che pare essere davvero meritevole. Purtroppo questo non era sul mio itinerario, ma nelle vicinanze di Campo dei Fiori ne ho scoperto un altro che si è rivelato ottimo. Antipasti a base di cremine e falafel, kebab giganti con carne di manzo o di vitello che si collocano su un altro pianeta rispetto a quelli che ho potuto gustare qui a Pavia, “pane” appena fatto e non orridamente confezionato e scaldato a microonde. Insomma, ho fregato il Cavoletto: questo Kebab con la maiuscola è buono come il suo ed è anche in centro. Galvanizzato dalla scoperta torno a casa munito di bigliettino con l’indirizzo. Recupero il bigliettino per darvi le coordinate e scopro con sommo imbarazzo che le due facce riportano due indirizzi diversi: da una parte Via dei Cappellari, a due passi da Campo dei Fiori, dall’altra Via Augusto Valenziani, quella del Kebab del Cavoletto.
Che dire, non potevo certo pretendere di fare le scarpe al foodblog più famoso d’Italia, per giunta in casa sua…
Per non concludere il primo post di Via Pecchio 2.0 senza neanche una foto, vi illustro la differenza tra Milano (stazione di Rogoredo, in attesa dell’Eurostar per Roma)…

… e Roma, una mattina d’inverno

E’ universalmente noto che Milano offre un sacco di opportunità, ma secondo me non c’è paragone.
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December 13th, 2007 · 3 Comments
Il titolo della ricetta è abbastanza autoesplicativo, quindi non mi perderò in chiacchiere. L’abbinamento non è niente di particolarmente originale: radicchio e speck sono quanto di più scontato si possa concepire in cucina, soprattutto con un formaggio a chiudere il terzetto.
Ingredienti:
Per gli gnocchi:
- Patate bianche (500 g)
- Farina 00
- Farina di castagne
- 1 uovo
- sale
Per il condimento:
- Radicchio di chioggia, un cespo (due se sono piccoli)
- Due fette spesse di speck
- Asiago fresco, 150 g circa
- Uno spicchio d’aglio
- Sale e pepe
Difficoltà: media
Tempo: un’ora
Cuocete le patate (con la buccia) in acqua bollente oppure nel microonde. Scegliete patate più o meno della stessa grandezza in modo che la cottura sia omogenea. Quando saranno cotte, sbucciatele e passatele con lo schiacciapatate o schiacciandole con una forchetta. Lasciatele raffreddare e incorporate gli altri ingredienti cercando di impastare velocemente. L’uovo è facoltativo, ma aiuta molto soprattutto se non siete dei grandi impastatori (come nel mio caso). La quantità di farina regolatela a occhio, cercando di usarne la minima quantità che vi consente di ottenere un impasto omogeneo e abbastanza compatto. Vi consiglio di usare uguali quantità di farina 00 e farina di castagne, perchè questa non aiuta moltissimo a tenere insieme l’impasto. La farina di castagne tende a fare molti grumi, quindi setacciatela bene prima di aggiungerla.
Infarinate il tavolo o la spianatoia e formate con l’impasto dei cilindri grossi come un dito, tagliateli a pezzetti e passate gli gnocchi su una grattugia o sui rebbi di una forchetta.
In una padella grande fate rosolare rapidamente il radicchio con uno spicchio d’aglio e un filo d’olio, aggiungete lo speck e una macinata di pepe e cuocete ancora per pochi minuti: lo speck deve rimanere morbido. Cuocete gli gnocchi in abbondante acqua salata. Appena vengono a galla scolateli con una schiumarola e metteteli nella padella con il radicchio e lo speck. Aggiungete il formaggio tagliato a dadini e saltate il tutto per amalgamare i sapori. Aggiungete un po’ di prezzemolo tritato e impiattate.

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